Giorgia Soresina

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Angelo metropolitano

(questo racconto è stato pubblicato da Sovera Edizioni nel "Le avventure del Capitano Mongiardo)

Alle 8 del mattino Milano era già in piena attività, gente che andava e veniva, sempre di fretta e il Capitano Mario Mongiardo ogni mattina combatteva la sua guerra per salire sull’autobus tra spintoni e masse di gente pigiate dentro l’autobus. Come al solito quella mattina, suonò per prenotare la sua fermata, scese e si incamminò verso la metropolitana che lo avrebbe portato a stazione Garibaldi. Di tutto il suo tragitto per andare a lavorare la metropolitana era la cosa che più gli piaceva e appena scese alla fermata di Garibaldi si incamminò per arrivare al Comando. Com’era solito fare si fermò dal suo "amico" marocchino a comprare le sigarette e come ogni mattina ebbe gli stessi pensieri "Dovrei arrestarlo, accidenti! Dovrei arrestarlo per contrabbando, sono un Capitano dei Carabinieri!" e si grattò il mento con fare pensoso "Ma meglio che si metta qui a vendere sigarette piuttosto che spacci per strada o combini altri guai!". Mohamed lo stava guardando, aspettando i suoi soldi, sapeva di dover aspettare sempre 10 minuti, quel tizio ogni mattina ripeteva la stessa scena: prendeva le sigarette, pensava, si grattava il mento, ripensava e pagava. Strano tipo, ma l’importante era che pagasse.

 

Mario riposò gli occhi su Mohamed ,tirando fuori il portafoglio per saldare il suo conto e gli aveva appena consegnato i soldi quando qualcosa lo colpì. Lei era lì, bionda, col faccino sporco, alta appena un metro, le sue manine erano unite come in una piccola conca e guardava ogni persona che le passava attorno. Nessuno si fermava, sembrava nemmeno la vedessero, ma lei faceva un piccolo girotondo su sé stessa come non volesse farsi sfuggire nessun passante.

Il Capitano Mongiardo che da lontano aveva osservato la scena le si avvicinò, e la bimba non se lo fece scappare "signore dammi cento lire, solo cento lire" . Intenerito da quel visino le rispose "Non lo vuoi un pacchetto di patatine? Delle caramelle?" alla sua domanda gli occhi della bimba sembrarono ingigantirsi, spalancati dallo stupore e nei suoi occhi si poteva leggere chiaramente un misto di diffidenza e gioia ma rispose "No signore grazie! Mi dia qualche soldo" la bimba si voltò verso una nuova passante, facendo il suo solito girotondo con le manine unite "cento lire, mille lire, la prego signora" la sua voce sembrava divenire una cantilena mentre chiedeva "cento lire, mille lire" ed il Capitano Mongiardo era veramente colpito da quel piccolo angelo metropolitano. La passante diede il suo obolo e proseguì il suo cammino di fretta, così la bimba si rivolse nuovamente a lui "Signore se non porto a casa i soldi prendo le botte, mi picchiano…la prego mi dia qualcosa" ed i suoi occhi si fecero umidi mentre pronunciava quella frase, poi scostò appena il colletto della camicina sudicia che portava e mostrò i segni di ciò che diceva.

 

Il Capitano Mongiardo venne preso da un misto di rabbia ed impotenza ma controllò la sua rabbia e le domandò "Come ti chiami?" – "Julien" – " E quanti anni hai?" le domandò dolcemente, provava un senso di impotenza ma mentre sentiva la rabbia crescere dentro di sé la bimba le mostro le cinque dita "cinque" rispose col suo vocino. "Cinque anni accidenti" pensò tra sé Mongiardo, pur essendo un carabiniere non poteva fare nulla per quella bambina, se l’avesse portata via con sé al Comando sarebbe stato accusato di sequestro di minore e se avesse anche rintracciato i genitori avrebbero negato le violenze e la bimba presa dalla paura li avrebbe sostenuti nella loro tesi. Perciò fece l’unica cosa che potesse fare… si avviò al bar prese tre pacchetti di patatine, quattro pacchetti di caramelle, una brioche, un succo di frutta, fece mettere tutto in un sacchetto e lo riportò a Julien. Consegnò alla bimba il sacchetto e cinquantamila lire, gli occhi di Julien si ingrandirono per lo stupore ed in quei suoi occhi tristi lui riuscì a scorgerci gioia e gratitudine. Mentre si girò per andarsene la bimba gli strattonò la giacca e con un lacrimone che le scendeva sul viso gli disse "grazie signore…grazie tanto".

 

Era tardissimo quando arrivò al Comando dei Carabinieri di Stazione Garibaldi, appena entrato nel suo ufficio sbraitò "Tenente Ramondini! Ramondini dove accidenti sei oggi? Dormiamo ancora?". Quella mattina era davvero di pessimo umore, l’incontro con Julien lo aveva fatto sentire impotente come uomo e come carabiniere e odiava sentirsi impotente davanti a chi aveva bisogno.

Il Tenente Ramondini era arrivato, praticamente correndo, nel suo ufficio e quando il Capitano lo guardò ebbe la sensazione che fosse persino spaventato dalle sue urla "Ramondini, qualcosa di nuovo oggi?" domandò cercando di sedare la sua rabbia e di mantenersi calmo "No, Capitano! Niente di nuovo per il momento, stiamo proseguendo le indagini per quei furti d’auto che si stanno verificando in zona e siamo quasi vicini a risolvere il caso" rispose tutto d’un fiato "Si calmi Ramondini, ho capito, va bene! Può andare, può andare Tenente!" . La giornata proseguì tranquilla al Comando tra i soliti incartamenti, i soliti furtarelli, ma niente di particolarmente eclatante.

 

Alle 9 di sera aveva deciso di uscire per andare a prendere un caffè al bar vicino, per poi ritornare al Comando terminare gli ultimi rapporti e potersene andare a casa, quando il Tenente Ramondini entrò nel suo ufficio "Capitano mi scusi, c’è qui una zingara: dice che la figlia è scomparsa", Mongiardo ebbe un sussulto pensando alla piccola Julien e si diresse verso la donna.

"Mi dica signora, racconti" la incitò premuroso, la donna parlava poco italiano ma cercò di spiegarsi "la mia bambina, l’ho lasciata questa mattina alla metropolitana di Stazione Garibaldi come tutte le mattine. Alle 17 sono tornata a prenderla ma non c’era, l’ho cercata in tutti i posti che conosceva e nei quali poteva andare ma niente… la mia bambina è scomparsa, la prego mi aiuti a ritrovare la mia bambina" – "Ok Ok ora cerchi di calmarsi signora, mi dica: quanti anni aveva? Cerchi di descrivermela! Ha una sua foto? Signora ho bisogno di sapere chi devo cercare" , la zingara si infilò la mano nella tasca della sua ampia gonna tirò fuori una foto sgualcita e mentre gli e la stava porgendo aggiunse "si chiama Julien". Il Capitano Mongiardo non si accorse di essere diventato bianco in volto, allibito teneva la foto tra le mani, guardando quel faccino. Sicuramente la foto era di un paio di anni prima, non era certo recente ma la bimba non era cambiata molto da quella foto all’ultima e unica volta in cui lui l’aveva vista.

 

Julien quel giorno era riuscita a racimolare trecentomila lire ed era felice ma la sua gioia più grande quel giorno erano i tre pacchetti di patatine, i quattro pacchetti di caramelle, la brioche e il succo di frutta che teneva ancora nel sacchetto, stretto stretto tra le manine come fosse un tesoro. Era la prima volta che qualcuno le regalava qualcosa per lei, tutto per lei e quella roba aveva un aspetto così invitante che la rallegrava. Sui pacchetti di patatine vedeva le immagini dei regali che avrebbe trovato all’interno e solo quell’immagine le riempiva il cuore. Trecentomila lire non erano poche, non erano moltissime ma era quanto le bastava per non tornare al campo senza soldi e per evitare le botte, almeno quel giorno. Per quella giornata poteva anche smettere di lavorare e trovarsi un posto tranquillo dove gustare i suoi regali, se li avesse portati al campo l’avrebbero sommersa di domande e minacce per sapere l’autore ed il motivo di quel gesto e sicuramente tutte quelle cose buone non sarebbero state solo sue. Così, felice nel cuore, alle 13 aveva abbandonato la metropolitana di Stazione Garibaldi, aveva fatto un pezzo a piedi, aveva preso l’autobus ed era scesa a Bruzzano. Sapeva che c’era un grosso parco lì, l’aveva visto una volta mentre passava in macchina per tornare al campo dove stava, in Comasina. Non ricordava bene dove fosse, ma lo trovò e si sedette lì in mezzo all’erba incominciando ad aprire il suo sacchetto e tirando fuori ogni cosa. Dispose tutto sull’erba, indecisa da dove iniziare, guardandosi intorno, presa dalla paura che qualcuno potesse rubarle il suo tesoro.

 

Alle 18 Julien era ancora lì, seduta sul prato…aveva mangiato quasi tutto, bevuto il succo di frutta con la cannuccia di plastica che aveva trovato attaccata alla confezione di cartone e stava giocando con le figurine che aveva trovato nelle patatine. Ad un tratto sentì dei passi ma non fu abbastanza svelta ed una mano da dietro le tappò la bocca con forza. Non riusciva a vedere chi aveva alle spalle, chi le stava tappando la bocca con tanta forza, vide solo una mano che le prendeva il piccolo borsellino dove teneva i soldi. Con tutte le sue forze diede un morso alla palmo della mano che le stava tenendo la bocca chiusa, cercando di distrarre l’aggressore e darsi alla fuga ma, dopo un attimo di sgomento e di dolore dell’aggressore, fu ripresa e buttata a terra e solo in quel momento Julien riconobbe il volto di un ragazzo che lei conosceva bene! Il ragazzo preso della rabbia per il dolore alla mano e dalla paura di essere riconosciuto ora la stava prendendo a calci e pugni selvaggiamente…Julien non ebbe nemmeno il tempo di scappare, un pensiero le attraversò la mente, il pensiero di un uomo che quella mattina l’aveva resa felice, ma fu solo il pensiero di pochi secondo perché un calcio più forte di altri le arrivò in viso, facendole picchiare la testa mentre il ragazzo preso da furia selvaggia continuava a picchiare quel corpicino senza vita.

 

Mario Mongiardo attivò tutte le sue pattuglie, fece setacciare la zona, partecipando attivamente alla ricerca…doveva trovare quella bambina! Aveva lasciato la madre nelle mani di un suo uomo, un certo Massimo non si ricordava più come, a volte quel ragazzo sembrava vivesse in un altro mondo ma sapeva che era un ottimo elemento e che portava a termine ogni compito assegnatogli e il suo compito quella sera era fare parlare quella donna! Sì accidenti a quella zingara, accidenti alle loro usanze, accidenti a lui che non aveva nessuna prova al momento delle sue violenze su quella bambina, accidenti a lui che non poteva nemmeno arrestarla. Da quando aveva incontrato Julien si era sentito impotente e il suo senso di impotenza lo stava ancora tormentando…DOVEVA trovare assolutamente quella bambina! La notte passò lentamente, era come cercare un ago in un pagliaio, Milano non era un paesello di dieci vie e sapeva perfettamente che era una ricerca quasi impossibile, aveva davanti a sé una grande città e nessun indizio. Mentre i suoi uomini battevano a setaccio tutta la zona circostante Stazione Garibaldi, lui si era recato personalmente al campo dove viveva Julien. Aveva fatto domande su domande, erano tutti molto disponibili nel dare informazioni sulle abitudini di Julien e sui posti che la bimba frequentava. Di sicuro volevano che lui trovasse la bambina anche se non riusciva a capire chi tra di loro era l’artefice dei lividi che aveva visto sul corpicino di Julien.

 

Si erano fatte ormai le 10 del mattino e Mario Mongiardo non si sentiva stanco, era carico di rabbia e la rabbia annullava la stanchezza e lo faceva continuare nella ricerca. Passò davanti al grande parco di Bruzzano "Qualcunò ha guardato lì?" domandò al tenente Ramondini facendo cenno verso il parco "Non so Capitano" "Bene sempre meglio guardare due volte piuttosto che nemmeno una. Si fermi e avvisi le pattuglie in zona di recarsi sul posto". Nel giro di pochi minuti il parco fu circondato dalle pattuglie dei Carabinieri e sotto il controllo del Capitano Mario Mongiardo partì la ricerca nell’immenso parco. Solo mezz’ora più tardi "Capitano Capitano, venga!" un suo uomo aveva trovato qualcosa. Corse nella direzione dell’uomo che lo chiamava da sotto un albero e quando arrivò vide il corpo di Julien esanime, un corpicino martoriato, il viso completamente sfigurato, i regali, che lui le aveva fatto il mattino precedente, ben allineati sull’erba come se la bambina se li fosse goduti sino alla fine. Non disse nulla, sferrò solo un violento pugno contro la corteccia di quell’albero, unico testimone di un omicidio svoltosi con tanta ferocia. Mario Mongiardo non sapeva, mentre chiamava l’ambulanza e faceva portare lì la madre, che quel piccolo angelo metropolitano era stata assassinata per trecentomila lire.

 

Mario tornò a casa esausto, sfinito, con una gran rabbia nel cuore! Dopo aver fatto la doccia accese il televisore cercando di distrarsi dai suoi pensieri "Lo troverò! Troverò chi ha ammazzato Julien…dovesse accadere anche tra 10 anni arresterò quel bastardo!" . Alla TV stavano trasmettendo uno dei soliti spot sulla solidarietà, Mario mentre guardava senza interesse quello spot fu preso da un’idea improvvisa perciò tirò su il telefono, compose il numero che appariva in sovra-impressione sullo schermo e appena sentì una voce all’altro capo del cavo pronunciò "Voglio fare un’adozione a distanza". Terminò la telefonata e tornò ai suoi pensieri "forse in qualche parte del mondo posso ancora salvare un bambino" .

 

Nel frattempo al campo nomade della Comasina, la madre di Julien era presa da pianti convulsi, pianti di dolore, qualcuno le aveva ucciso la sua piccola Julien e non sapeva e non poteva farsene una ragione, era così piccola la sua bambina. La sua roulotte era un via vai di amici che le mostravano le loro condoglianze e il loro dolore, ad un tratto tra di loro si fece avanti Sal, suo nipote, un ragazzotto di appena sedici anni "Sal ragazzo mio" urlò appena lo vide "la nostra piccola Julien, la nostra piccola Julien" e tra le lacrime si portò al viso la mano del ragazzo, ben fasciata con un garza. Nessuno fece caso a quella fasciatura. La donna non sapeva che la mano che ora stringeva e da cui cercava conforto era la stessa mano che aveva ucciso la sua bambina.

[ Angelo metropolitano di Giorgia Soresina ] Il giallo della donna senza passato di Giorgia Soresina ]

 

 

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